Credo che ognuno di noi, sotto sotto, pretende OR sogna OR non sognapiùpernonsoffrirci…
un amore infinito da tutto l’universo.
Incominciando dalle persone che più frequentiamo e che quindi ci conoscono meglio.
Ma più vivi con qualunque persona e ne approfondisci la conoscenza nel menage quotidiano e più cominci a scoprire, sotto il fascino iniziale, fissazioni, ottusità, meschinità, infantilismi e indolenze che finiscono per rendertela detestabile o quantomeno sopportabile. Perché ogni essere umano è una sofisticatissima macchina di sfruttamento: niente nell’universo, più che un essere umano, è capace di succhiare, sfruttare e sottomettere qualunque cosa gli capiti a tiro, ma non solo cose, anzi: in special modo altri esseri viventi, in special modo altri esseri umani.
L’egoismo di ogni essere umano non è sempre molto eclatante perché viene limitato dalla sua debolezza: le persone comuni sembrano miti ma sono solo rassegnate: se avessero più potere scatenerebbero la stessa brama incontenibile di tradimenti e matrimoni in serie, cupidigia per amore della bella vita, superbia sconfinata e imbarazzante sete di gloria che contagia i potenti. Ogni nostra virtù ci rende più seducenti e pericolosi.
Brama insaziabile… perché qualunque cosa otteniamo non otteniamo pace: la sete di amore (potere sul cuore di un altro) e di potere (surrogato dell’amore) è insaziabile, negli esseri umani.
Che la condivisione di vita quotidiana tra due macchine costruite in questo modo porti al logorio e prima o poi al grippaggio della relazione, è una conseguenza aritmetica facile da predire come le tabelline. Per questo solo chi è lontano può amarci: un lettore, un pubblico, i bambini adottati a distanza. Ma è dell’amore del prossimo, del partner, della madre, di figli, fratelli e sorelle che noi abbiamo bisogno: vogliamo essere amati da chi più ci conosce, cioè proprio da quelle persone che ci conoscono troppo bene per lasciarsi incantare! Nemo profeta in patria? Direi piuttosto: facile fare il guru con dei teenager…
L’unica soluzione è accettarsi per quello che siamo e accettare gli altri per quello che sono. Accettare che voler essere amati non significa meritarselo. Che io sono un piccolo Dio ma anche un gran verme, e facendo la media risulto giustappunto quel che sono biologicamente: uno scimmiotto, per quanto astuto e scassaballe. E perciò amarmi è difficile, e faticoso. E se voglio essere adorato mi basta amare meno (noi scimmie subiamo il fascino di chi ci domina dall’alto: il leader politico, la star, il mito religioso) ma se sono adorato – cioé amato da chi reputo inferiore a me – mi sento solo: che te ne fai, dell’amore di chi non ami?
Mia madre mi ama a determinate condizioni. Suo figlio la ama a determinate condizioni.Accettare un’amore condizionato significa partire dal presupposto che se non siamo amati come vogliamo, ne siamo responsabili. E possiamo quindi cambiare la situazione, perché dipende anche da noi: stiamo dando quello che l’altro desidera? Stiamo chiedendo chiaramente ciò di qui abbiamo bisogno? Perché se stiamo lamentandoci tutte le volte ma di cose differenti, stiamo in realtà dicendo: “il tuo amore non riempie la mia voragine insaziabile” (ovvero ripetendo come una salmodia la nenia che bisbiglia ad ogni battito ogni cuore: voglio più vita, ancora più vita!) Non è così? …spesso non ci sentiamo amati perché, banalmente, ci aspettiamo un amore che l’altro pur con tutta la buona volontà non è proprio in grado di darci.
Amare è faticoso. Farsi amare, è faticoso… Amarsi è faticoso. Richiede intelligenza e volontà. Presuppone tanti fallimenti e implica delusioni. E non sarà mai abbastanza: sarà sempre di più il nostro smodato e maledetto bisogno di vita. Ma questo, sono io: una scimmia braccata dall’ansia, che si giocherà tutte le carte del mazzo della vita (e pure un paio d’assi nascosti nella manica) per amare e essere amato. ESAGERATAMENTE.
…e tu?
(http://www.yuriradaelli.it/)