L’AQUILA, CASE IMPOPOLARI: CADONO A PEZZI GLI ALLOGGI PER I TERREMOTATI

Duemilaottocento euro al metro quadro. Più di un miliardo di euro la spesa complessiva. E ora, a neanche un anno dalla consegna, cadono a pezzi. Negli edifici dei progetti C.a.s.e. e M.a.p., quelli costruiti dal governo per 15 mila aquilani rimasti senza casa dopo il terremoto, i riscaldamenti funzionano a stento, ci sono infiltrazioni d’acqua che compromettono le strutture, le fogne rigurgitano di tutto.
La neve che copre i tetti abbaglia gli occhi sotto il sole. E’ caduta nel week-end, proprio mentre gli impianti di riscaldamento in centinaia di alloggi cominciavano a fermarsi. Da Linea Amica Abruzzo, il contact center da chiamare in caso di problemi nelle case, spiegano: «Solo sabato abbiamo ricevuto più di 800 chiamate per guasti ai riscaldamenti nei M.a.p. (gli edifici più piccoli, ndr)». Sant’Antonio, Coppito, Roio, Paganica, Pagliare di Sassa: le New Town sono già vecchie. Le ultime C.a.s.e., delle 185 previste, sono state consegnate a febbraio 2010. Tra queste, Sant’Antonio. Da qui comincia il nostro viaggio.
Le persone che si incontrano sono un fiume di racconti, un inventario di disagi, hanno bisogno di una casa come si deve e di essere ascoltati e compresi. Dire che sono provati è poco. Sono esauriti, non hanno più la forza di combattere. «Domenica scorsa è venuto giù un pezzo di soffitto del garage – racconta Antonella Cocciante a cui è stato assegnato un alloggio con lo zio 84enne – cadono i pensili della cucina, spesso siamo senza acqua calda e riscaldamenti, ci sono infiltrazioni ovunque. E poi, siccome hanno voluto fare le cose in grande, ci sono le tapparelle elettriche che col freddo rimangono bloccate fino a mezzogiorno. Faremo un esposto alla Procura, ma siamo rimasti in pochi a voler combattere ancora». Mentre si parla arriva una zaffata di un odore tremendo e inconfondibile: «Sono le feci che risalgono dalla fogna», dice Antonello che ci accompagna in questo viaggio. Qualche metro più in là escrementi umani sparsi per metri, risaliti dagli scarichi comuni.
Poi si va a Coppito, complesso numero 3, regna il silenzio. Non c’è da nessuna parte un qualsiasi punto di aggregazione, neanche una panchina. E’ un deserto desolato e desolante. La signora Marilena ci invita a vedere il suo bagno, le infiltrazioni dal soffitto fanno staccare l’intonaco dai muri: «Ho chiamato la Manutencoop (ditta di Bologna che si occupa di manutenzione, ndr), dicono che non è niente di grave, ma non sono venuti a vedere». Si incontra anche chi di problemi, fortuna sua, non ne ha: «Io dico che chi si lamenta è un ingrato – sorride una signora bionda dal balcone, mentre spazza via la neve – ringraziamo Dio che ci hanno dato una casa».
A Pagliare di Sassa, ultima tappa, la palazzina in cui vivono decine di famiglie l’ha costruita una ditta, la Cosbau Spa Mezzocorona, che è fallita. Se gli inquilini chiamano per segnalare un problema, vengono ignorati. Qui vive Carlo, il parquet di casa sua s’è sollevato per le infiltrazioni. Abita con la mamma 70enne, avevano due case di proprietà, ora dividono una sola camera. All’Aquila anche la privacy è rimasta seppellita sotto le macerie.

«NON POSSIAMO VIVERE» «Ero passato di qui dieci minuti prima. Un piccolo ritardo e il crollo mi avrebbe ucciso». Antonio, 84 anni, indica i detriti a terra. «I vigili del fuoco che sono venuti a constatare il danno dicono che pesa una settantina di chili». Sul pavimento in cemento grezzo c’è un costone in cartongesso: è lungo un paio di metri ed è venuto giù dal soffitto del garage a causa delle infiltrazioni d’acqua.
Progetto C.a.s.e., località Sant’Antonio. La data sul referto dei vigili è il 21 novembre 2010. Tipologia di intervento: «Dissesto statico». Alla voce Cause presunte si legge: «Esecuzione difettosa». Girando pagina, si arriva alla relazione d’intervento: la canalina spezzata «oltre alle infiltrazioni d’acqua mancava una staffa di sostegno». «Quelle di Sant’Antonio sono state le prime case venute su. C’era l’esigenza di dare un tetto agli sfollati – continua Antonio – ma le hanno fatte in fretta e furia. Non si può continuare a vivere così».
Anche Carla abita Sant’Antonio, per vivere fa le pulizie. «Vivo in un bilocale con due figli di 21 e 16 anni – racconta – abbiamo due soli letti, la notte dormono a turno con me. Non abbiamo un briciolo di privacy». E la casa dà molti problemi: «Siamo entrati in questa casa a febbraio. Da allora ho speso 500-600 euro di tasca mia per tutta una serie di riparazioni: dalle prese di corrente che vengono via, alla serranda elettrica che con il freddo si blocca. Dietro al letto c’è una grossa chiazza di umido e nessuno viene a controllare». (M.Pas.)

http://caidoo.altervista.org/notizie/48-cronaca-dal-mondo/881-laquila-case-impopolari-cadono-a-pezzi-gli-alloggi-per-i-terremotati

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Facciamogli un dispetto.

[Clicca e ingrandisci - 1) l'articolo - 2) il fratello indagato]

Certo, basterebbe questo per pretendere la cacciata del Presidente del Consiglio. Senza contare tutto il resto. Ma oggi non voglio fare il bacchettone. Oggi voglio semplicemente fargli un dispetto.

E allora facciamola girare, questa immagine, facciamolo girare il più possibile, questo articolo. Spiegamoglielo a tutti che Silvio Berlusconi in pubblico parla delle intercettazioni come del male assoluto, al grido di “siamo tutti intercettati!”, “imbavagliamo la stampa!”, affermando che questo è un “sistema barbaro”, un’intollerabile violazione della privacy, che oramai ha persino “paura” ad alzare la cornetta, che questa “non è più una democrazia”, siccome al cittadino è stata tolta la libertà fondamentale “di parlare al telefono” … poi nel salotto di casa riceve personaggi malavitosi muniti di intercettazioni riguardanti i suoi rivali politici, intercettazioni ancora coperte da segreto, ottenute illegalmente ed illegalmente pubblicate – ma guarda un po’ – proprio da Il Giornale, a pochi giorni dall’incontro. Personaggi malavitosi a cui dice espressamente, con quel sorriso che solo il Cavaliere sa fare, “la mia famiglia ve ne sarà eternamente grata”.
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Wikileaks: gli Usa e lo scandalo dei “Dancing boys of Afghanistan”

Il governo di Kabul si adoperò presso il Dipartimento di Stato americano,al fine di coprire l’immorale tratta dei giovani ragazzi afgani, spesso abusati sessualmente

 

afghan boy Wikileaks: gli Usa e lo scandalo dei Dancing boys of AfghanistanCe ne siamo occupati già qualche mese fa. In Afghanistan alle donne è fatto divieto di ballare, così per le “feste” si “affittano” uomini, specie giovani ragazzi, che per pochi dollari vengono venduti ai “Signori della guerra” e agli uomini d’affari, per farli esibire travestiti da donna. Questi, poi, vengono  quasi sempre abusati sessualmente dai loro sfruttatori. La pratica è chiamata Bacha Bazi, che letteralmente significa “giocare con i ragazzi”, ma agli occidentali che fanno richiesta di questi particolari “servizi”, basta dire semplicemente “dancing boys”. Uno scandalo che ha fatto piuttosto rumore alcuni mesi or sono, tanto che un cablogramma “trafugato” da Wikileaks dimostra come il governo afgano di HamidKarzai si sia adoperato direttamente presso il Dipartimento di Stato americano per mettere a tacere questo “voci” al fine coprire i “potenti” responsabili e le complicità istituzionali in questa specie di squallida tratta.

IL CABLOGRAMMA DELLA VERGOGNA - In una riunione del maggio 2009, il ministro dell’InternoHanif Atmar esprime profonda preoccupazione e teme per la vita degli stranieri, in particolare fa riferimento proprio ai contractor della americana DynCorp, se le notizie dovessero trapelare spiega, poiché diversi uomini d’affari della corporation americana avrebbero regolarmente “assunto” dei “Dancing boys” per i loro intrattenimenti. Subito dopo la richiesta da parte del governo afgano, gli Usa hanno messo sotto controllo più “rigoroso” i loro incaricati d’affari ed il loro personale al fine di non ripetere “lo spiacevole episodio”. Il cablogramma presenta un passaggio chiave, identificato con ilnumero 5, dove la richiesta di mettere a tacere le “fughe di notizie” della stampa americana ed internazionale diventa esplicita. Nel documento si legge:

“5. (C) Atmar ha insisitito affinché al  giornalista si dica che la pubblicazione [delle notizie sui dancing boys] potrebbe mettere in pericolo la vita [degli stranieri]. La sua richiesta è stata che gli Stati Uniti facciano annullare l’articolo e il rilascio del video.Amb Mussomeli ha risposto che tale richiesta al giornalista avrebbe dato il senso che [sotto] vi è una terribile storia. Atmar poi ha rivelato l’arresto di due membri dell’Afghan National Police (ANP) [la polizia militare afgana] e di altri nove afgani (tra cui assistenti RTC), nell’ambito di un’indagine MoI in Afghanistan, i quali avrebbero svolto il ruolo di “facilitatori” della manifestazione. Il reato era “l’acquisto di un servizio di un bambino”, che in Afghanistan è illegale sia secondo la legge della Sharia e sia del codice civile, e contro il Codice di condotta per gli agenti di polizia dell’ANP che potrebbero essere coinvolti. Ha detto che avrebbe usato [solo] il codice civile e che, in questo caso, l’istituzione del ANP sarà protetta, ma lui è  preoccupato per l’immagine degl stranieri. Atmar ha detto che il presidente Karzaisapeva ed il “il prestigio” della DynCorp era in gioco nella gestione della materia, come a Kunduz  un altro evento recente in cui i contractor della Blackwater hanno ucciso per errore alcuni cittadini afgani. Il presidente aveva chiesto: “Dov’è la giustizia?”

 

 

 

http://caidoo.altervista.org/notizie/779.html

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14 dicembre: sfiduciare Berlusconi per non essere sfiduciati

Lettera aperta degli studenti e delle studentesse della Rete della Conoscenza alla società civile, all’opposizione sociale, ai cittadini in lotta. Siamo studentesse e studenti che da settimane sono in mobilitazione permanente. Centinaia sono le scuole e le università occupate, migliaia gli studenti e le studentesse che hanno inondato le piazze negli ultimi mesi, contro la più grande rapina della storia del nostro paese: il furto del nostro futuro. Paghiamo la precarietà come condanna esistenziale. Nello studio come nel mondo del lavoro le nostre vite sono ridotte a merce da sfruttare per ingrassare i portafogli di chi ha provocato la crisi. Le nostre scuole e le nostre università sono sommerse dalle macerie prodotte da vent’anni di politiche scelerate, di tagli e finte riforme che hanno ridotto l’accesso alla conoscenza ad un bene esclusivo per pochi che nonostante la possibilità di conseguire un titolo di studio sono costretti ad emigrare, a fuggire dal disastro economico, sociale e civile in cui versa il nostro paese. Siamo studentesse e studenti, indignati nei confronti dell’attacco ai diritti generalizzato in tempi di crisi che colpiscono noi, il mondo del lavoro e dei beni comuni. Hanno tentato di isolarci, di dividerci, di metterci ai margini della società. Ci mobilitiamo perchè vogliamo uscire da questa marginalità e riprenderci il diritto a cambiare la politica e a riconquistare un presente e un futuro all’altezza dei nostri sogni, di essere realmente liberi dalle nuove schiavitù. L’attacco che subiamo nelle scuole e nelle università è lo stesso che propone la Confindustria agli operai di Pomigliano, è lo stesso che subiscono le popolazioni campane sommerse dai cumuli di immondizia, è lo stesso delle popolazioni aquilane prese per i fondelli dall’illusione della “ricostruzione”, è lo stesso degli immigrati di Brescia saliti su una gru ed espulsi appena scesi. Il governo Berlusconi sta per cadere. Forse è già caduto: a prescindere dall’esito del voto parlamentare del 14 dicembre, il blocco sociale che ha irresponsabilmente sostenuto il governo finora si è sgretolato, sotto i colpi degli scandali sessuali, della corruzione ostentata. La fine di questo governo, che definiremmo ridicolo se non fossero tragiche le conseguenze del suo operato sulla vita di tante donne e uomini, non può che essere una buona notizia per qualsiasi cittadino, e come tale va celebrata. Ma ci sarebbe poco da festeggiare, la sera del 14 dicembre, se Berlusconi cadesse al termine di una partita giocata interamente all’interno del Palazzo. Non ci basta. La liberazione che meritiamo richiede un risveglio collettivo, richiede la rivolta pacifica e determinata di chi è stanco di essere suddito, richiede che noi, uomini e donne che vivono in questo paese, scendiamo in piazza per sfiduciare davvero Berlusconi. Non aspettiamo Fini o suoi simili, non appendiamoci ancora una volta all’effimera volontà di parlamentari comprati e venduti come vacche da latte, non sottoponiamoci al supplizio di dover assistere da spettatori al tragicomico spettacolo che è diventata la nostra democrazia. La vera opposizione siamo noi, come abbiamo ampiamente dimostrato nelle tante lotte che abbiamo condiviso negli ultimi anni, nel grande silenzio della “grande politica”. Il 14 dicembre saremo in piazza in tutta Italia ma non ci limiteremo a sfiduciare il governo, al contrario, dimostreremo che noi, generazione precaria e senza futuro, non siamo sfiduciati. E’ arrivato il momento di passare dalla resistenza alla riscossa. Sosteniamo l’appello lanciato dal percorso “uniti vs la crisi” che convoca le iniziative per quella data, lo raccogliamo e lo rilanciamo all’interno dei territori, nelle scuole e università perchè convinti che la mobilitazione per il 14 si debba allargare e moltiplicare con l’obiettivo di un’ampia partecipazione popolare. Il governo è precario come noi, ma, a differenza di Berlusconi e dei suoi vassalli di oggi e di ieri, a differenza di chi lo sostiene e di chi abbandona la barca, noi non cadiamo. Noi il giorno dopo saremo ancora lì, nelle scuole, nelle università, tra le macerie di questo paese, pronti a costruire un’alternativa, pronti a ricostruirci il futuro. Se il 14 dicembre finirà un’epoca, la prossima saremo noi. Facciamo delle mobilitazioni di questi mesi, delle relazioni che abbiamo costruito, delle idee che abbiamo elaborato, l’inizio della nuova Italia. Mobilitiamoci in tutte le città, invitiamo la società civile, i lavoratori e le lavoratori, il mondo della cultura e i cittadini in lotta a costruire con noi una vera e propria giornata di liberazione. Mandiamolo a casa, costruiamo il futuro.

http://temi.repubblica.it/micromega-online/14-dicembre-sfiduciare-berlusconi-per-non-essere-sfiduciati/

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Facebook unisce Email, Chat ed SMS

Facebook ha da poco annunciato i “Nuovi Messaggi”, rivoluzionando il suo sistema di messaggistica interno e aggiungendo la possibilità di effettuare le conversazioni su differenti piattaforme come messaggistica istantanea, posta elettronica ed SMS. La posta elettronica è quindi solamente uno degli elementi a disposizione del nuovo sistema di messaggistica di Facebook, il quale non intende sostituirla, anche se il Social network di Palo Alto mette a disposizione dei suoi iscritti un indirizzo@facebook.com. Il sistema funziona però anche con altri account email, compreso Gmail. Se si invia un messaggio attraverso il sistema di Facebook, questo può essere ricevuto attraverso il mezzo preferito in quel momento. I messaggi possono essere gestiti sul Sito del Social Network, essere forwardati sulla posta elettronica, inviati su IM oppure via SMS. Facebook, nel suo sistema utilizza le conversazioni a thread raggruppandole per soggetto e partecipanti. Si basa inoltre sulla lista dei contatti per definire la loro priorità e li separa in tre differenti gruppi: “messaggi”, “altro” e “spazzatura”. I primi sono quelli ricevuti dagli amici Facebook, i secondi quelli ricevuti da Utenti con cui non si ha amicizia diretta e gli ultimi sono quelli contrassegnati dal filtro antispam. Il tutto è personalizzabile con l’intervento diretto degli Utenti. Il Social Network abiliterà gradualmente i nuovi messaggi a tutti gli Iscritti. Per ora è possibile richiedere un invito all’utilizzo del servizio attraverso una pagina specifica.

www.youtube.com/watch?v=G7PoQ1IFe_w

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iTesi, un eBook per iPhone e iPad con consigli per scrivere la tesi

State per terminare l’università e vi apprestate a scrivere la tesi di laurea? L’iPhone giunge in aiuto anche in questo caso. iTesi, infatti, è un eBook distribuito sotto forma di applicazione per iPhone e iPad pieno di consigli per scrivere una tesi efficace. All’interno ci sono tanti consigli su come scegliere l’argomento, come stendere una bibliografia, come suddividere i capitoli e come preparare la discussione finale. L’applicazione pesa 1,9 MB e si scarica per 0,79 € durante il periodo promozionale. Lo sviluppatore mi ha fornito anche 5 codici redeem. Se ne volete uno partecipate all’estrazione di questa sera lasciando un commento.

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“Meglio gay che Berlusconi”: Facebook ferma le pagine sul premier

Erano nate ieri dopo le battute di Silvio, per protestare e mettere all’indice l’omofobia del PresDelCons. Ma il social network ha bloccato la possibilità di postare agli admin

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“Meglio gay che Berlusconi”: quale migliore slogan per rispondere allesimpatiche battutinedel premier riguardanti gli omosessuali e le belle donne, che ieri hanno fatto il giro del mondoadditando l’Italia al pubblico ludibrio? E oltre che slogan (usato nella manifestazione spontanea aPalazzo Chigi di ieri), la frase è diventata anche il pretesto per aprire ben due pagine su Facebook allo scopo di criticare il presidente del Consiglio. Una con 18mila e una con 27mila iscritti. Che però il social network ha pensato bene di chiudere in serata, richiamandosi a una non ben precisata violazione del regolamento.

PRIMA PAGINA – La prima pagina con lo slogan “Meglio gay che Berlusconi” è questa: “Questa vuole essere una pagina nella quale chiunque possa comunicare al nostropresidente del consiglio tutto il suo disappunto per le affermazioni a dir poco sconcertanti sulla omosessualità”, dice la presentazione. Ma subito dopo ecco il comunicato: “Facebook mi ha bloccato la possibilità di scrivere in bacheca. Non vorrei che fosse il primo passo per la nostra chiusura. Invitate chi potete. Non ci devono chiudere”, dice il gestore. Nella pagina, sulla quale gli utenti iscritti possono però ancora postare, ci sono articoli che parlano delle dichiarazioni di Silvio, fotomontaggi scherzosi (“meglio omo che fobico” dietro a una foto di Silvio con il Papa, e a prima vista poco o nulla di offensivo.

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LA SECONDA PAGINA – La seconda pagina è questa, e il gestore ci informa che Facebook lamenta una violazione delle condizioni d’uso, che sono spiegate qui:

1. Le Pagine sono profili speciali utilizzabili solo per la promozione di aziende o altre organizzazioni commerciali, politiche o di beneficienza (comprese organizzazioni no-profit, campagne politiche, gruppi musicali e personaggi dello spettacolo).

2. Un utente può amministrare una Pagina Facebook solo se è un rappresentante autorizzato dell’oggetto della Pagina.

3. Le Pagine possono pubblicare contenuti e informazioni solo usando l’impostazione “Tutti”.

4. Quando l’utente pubblica contenuti o informazioni su una Pagina, noi non siamo obbligati a distribuire tali contenuti o informazioni agli altri utenti.

5. In caso di utilizzo di un riquadro “Mi piace” o di un widget simile al di fuori del nostro sito per la promozione della Pagina, altre persone potranno copiarlo e posizionarlo altrove.

6. Non è consentito posizionare un riquadro “Mi piace” o un widget simile in una pubblicità.

7. Se l’utente raccoglie informazioni relative agli utenti sulla propria Pagina, è valida anche la sezione 9 della presente Dichiarazione.

8. Se, su una Pagina, vengono mostrate inserzioni o contenuti che potrebbero somigliare ad inserzioni, tali contenuti devono essere conformi ai requisiti delle Linee guida sulle pubblicità.

9. Non è consentito stabilire delle condizioni aggiuntive a quelle indicate nella presente Dichiarazione per gestire la pubblicazione di contenuti da parte degli utenti su una Pagina di cui si è amministratori. L’unica eccezione è che è consentito indicare i tipi di contenuti che verranno rimossi da una Pagina e i motivi per cui potrebbe venire impedito agli utenti di accedere alla Pagina.

10. L’amministratore di una Pagina limiterà l’accesso alla stessa per garantire il rispetto di tutte le leggi applicabili. Se, ad esempio, una Pagina include contenuti non adatti ai minorenni, non verrà consentito loro di accedere alla Pagina stessa.

Anche qui, a prima vista la motivazione sfugge, anche se magari una violazione del primo punto potrebbe essere ipotizzabile. Uno dei due gestori ci riferisce di aver compilato la richiesta per chiedere lo sblocco, ma finora non ha ricevuto risposta. Difficile ipotizzare motivazioni politiche nel gesto. Forse – forse – il blocco è dovuto proprio allo straordinario successo delle pagine – 45mila iscritti in poche ore – che ha spinto Facebook a chiudere automaticamente la pagina perché una crescita del genere è sospetta (e la policy del social network è di combattere lo spam).

http://www.giornalettismo.com/archives/92837/meglio-gay-berlusconi-facebook/

 

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